You are currently viewing Diaframma bloccato? E’ davvero possibile?
diaframma bloccato

Diaframma bloccato? E’ davvero possibile?

Quando si hanno problemi di respirazione si pensa subito al diaframma. E ci si potrebbe sentir dire: “hai il diaframma bloccato“. La strategia più ovvia che si delinea potrebbe essere quella di sbloccarlo.

E’ quella giusta? Purtroppo non è così scontato!

Chiariamo…

Punto 1: cosa vuol dire avere il diaframma bloccato?

Di solito, quando ci si esprime in questo modo, non significa in senso letterale. E per fortuna!

Infatti, il diaframma bloccato sarebbe davvero un bel problema. Ciò che si potrebbe rilevare è invece una riduzione del movimento del muscolo. Possiamo dire una riduzione “funzionale”, nel senso che non viene utilizzato tutto il potenziale di movimento, che però è ancora presente.

Una riduzione “strutturale”, nel senso che si riduce proprio la capacità di contrazione, esiste solo in situazioni patologiche particolari. E’ questo il caso, ad esempio, di problematiche di tipo nervoso (innervazione o trasmissione del segnale elettrico) o come effetto prolungato di modificazioni in patologie polmonari come la BPCO.

Nella maggior parte dei casi invece si tratta solo di un minor utilizzo. Di una situazione, quindi, reversibile.

Ecco quindi che il termine “bloccato” non è il più appropriato. Crea più problemi che soluzioni.

Se hai difficoltà respiratorie in assenza di patologie non hai il diaframma bloccato. Semplicemente, per una serie di motivi, lo stai usando un po’ meno di quello che potresti.

Punto 2: devi lavorare sul diaframma se hai il diaframma bloccato?

Con una ricerca sul web è molto probabile imbattersi in articoli – alcuni molto simili tra loro – che parlano della respirazione diaframmatica. Non è raro che i messaggi siano del tipo “fai questa respirazione per liberarti dei tuoi problemi” o “ecco come dovremmo respirare“.

Sicuramente, in alcuni casi, un lavoro diretto sul diaframma può avere la sua efficacia. Ad esempio, un massaggio o una tecnica respiratoria specifica.

Ci sono però 3 limiti che vanno considerati.

  1. Se la tecnica non è collegata a una strategia più generale, l’efficacia probabilmente sarà limitata e non duratura.
  2. Per alcune persone porre ancora di più l’attenzione sulla respirazione crea disagio.
  3. Alcune persone potrebbero comunque iperventilare (senza rendersene conto) e quindi accentuare il loro disagio (se è il tuo caso leggi qui).

Punto 3: la respirazione dovrebbe essere diaframmatica?

Hai mai notato che chi insegna determinate tecniche dice anche che il suo modo di respirare è quello giusto o naturale? Chi dice che si deve respirare con la pancia, chi in modo continuo e chi con la respirazione quadrata.

Chi ha ragione? Forse un po’ tutti e forse un po’ nessuno.

  1. Pensare che la respirazione corretta sia una sola è assurdo. Ogni circostanza è diversa e la respirazione deve essere in grado di adattarsi a questa variabilità. Non esiste quindi un solo modo “giusto” di respirare.
  2. Ci si dimentica che le tecniche respiratorie non sono nate per imparare a respirare. Questa idea è figlia dei nostri tempi. Tempi in cui pensiamo di non saper respirare. Le tecniche respiratorie sono strumenti che servono a ottenere dei risultati specifici come ad esempio l’alterazione dello stato di coscienza o l’alterazione dei livelli di gas. Una respirazione “più di pancia” può dare beneficio perché aiuta a rilassarsi (se fatta bene) e non perché si impara a respirare.
  3. Utilizzare una tecnica respiratoria volontaria non significa riuscire a trasferire il movimento anche alla respirazione spontanea.

Ora veniamo alla respirazione diaframmatica.

Chiariamo subito che solitamente con questo termine si intende un tipo di respirazione “bassa” o “di pancia”. Non è del tutto corretto chiamarla così perché crea in molte persone l’idea che si possa non usare il diaframma (e da qui è facile pensare di averlo bloccato). Il diaframma, a parte situazioni patologiche, si usa sempre. Al massimo si usa di più o di meno.

Il secondo problema di questa errata definizione è l’idea di contrapporla alla respirazione toracica. Per qualcuno questa respirazione è sbagliata e magari si sforza di immobilizzare il torace per gonfiare solo la pancia. Crea così tensioni al torace e, se ci sono tensioni anche al diaframma, quelle probabilmente rimangono.

N.B. Mi riferisco all’esecuzione delle tecniche respiratorie con il fai-da-te o con personale poco capace. Ovviamente ci sono professionisti in grado di utilizzare queste tecniche in modo corretto e utile.

Chi ha problemi di respiro tende a mobilizzare maggiormente il torace e magari avere la pancia contratta. Questo è vero. Ma la soluzione non è invertire il movimento.

Punto 4: come respirare?

Il grande Maestro Manzi usava scrivere una unica valutazione ai suoi studenti. Questa era: “fa quel che può. Quel che non può, non fa”.

E con la respirazione è esattamente così. Se respiri in un determinato modo ci saranno dei motivi. E il tuo sistema non è stupido. Anzi, magari non lo sai, ma magari ti è proprio utile respirare in quel modo. Non è raro infatti che porre l’attenzione alla respirazione in situazioni di disagio e provando a modificarlo, non generi nessun effetto benefico. Sarebbe una forzatura che non è coerente con il tuo stato generale.

Una buona notizia. Questo non vuol dire che tu sia destinato a cercare sospiri o sbadigli per sempre o che tu sia destinato a convivere con tensioni al collo o un peso sul petto oppure ad avere il fiatone facilmente.

Questa condizione si può risolvere. Bisogna però agire sulla respirazione spontanea. E per riuscirci bisogna – secondo noi ovviamente – agire in modo indiretto. Un’altra buona notizia. Quando chi ci contatta scopre che non deve porre ancor più attenzione al respiro si sente solitamente sollevato.

E’ quindi possibile riscoprire una respirazione che, a riposo, si esprime in modo tranquillo. Che tutti i muscoli (si, anche il torace) si muovono senza fatica, che l’aria entra e esce in modo fluido e leggero. Né più né meno di ciò che serve. Una respirazione che è anche reattiva, che è quindi in grado di adattarsi alle esigenze. Ma sempre senza forzature.

Questo porta a non aver più bisogno di cercare sbadigli o sospiri e a diminuire le tensioni generate dalla respirazione.

Richiesta di consulenza gratuita

Leave this field blank