Case Report: BPCO e attività fisica

Case Report: BPCO e attività fisica

Il seguente case report è stato presentato al Convegno della Società Italiana di Pneumologia dello Sport “Pneumopatie croniche attività fisico-motoria e sportiva” il 16 e 17 marzo 2018.

Case Report: attività motoria e massimo potenziale di recupero

Data per scontata l’utilità dell’attività motoria nella prevenzione si vuole approfondire la tematica relativa al tipo di attività da somministrare attraverso un caso studio particolare per la compresenza di varie patologie.

Uomo, 72 anni, angiomi nel tessuto osseo vertebrale, sindrome restrittiva da cifoscoliosi, BPCO, ipertensione arteriosa, ipertensione polmonare, OSAS, mieloma multiplo, dislipidemia.

Previsione e obiettivi

La soggettività di ogni condizione con le sue variabili fisiche e psicologiche pone la questione di valutare un obiettivo. È chiaro che sovrastimare può indurre un notevole rischio. Anche sottostimare induce un rischio, pur se meno evidente, se pensiamo ad esempio ad un più debole contrasto della progressione della patologia e ad un minor rafforzamento del sistema globale del soggetto. Abbiamo quindi posto l’attenzione ad entrambi gli aspetti, notando una velata tendenza alla sottostima delle potenzialità fisiche che si esprimeva attraverso l’idea di rallentare un declino piuttosto che un recupero del massimo stato di forma possibile. Abbiamo aggiustato in itinere gli obiettivi e aumentato i parametri dell’allenamento.

Metodo

In sintonia con i principi della razionalità e della gradualità abbiamo sottoposto il soggetto a sedute settimanali di allenamento strutturate per migliorare i parametri di forza, resistenza e coordinazione. In prevalenza ci siamo serviti dell’utilizzo degli schemi motori di base con un approccio di varietà di esecuzione, limitando la ripetizione di esercizi rigidi e strutturati. All’interno della pratica abbiamo inserito l’esecuzione di movimenti di equilibrio, picchi di intensità elevati per la stimolazione della forza e esperienze motorie atte a ripristinare una migliore respirazione. L’allenamento di endurance, soprattutto per l’apparato cardiorespiratorio, è stata affrontato al treadmill con interval training alternato a sessioni di lavoro a intensità costante. Il programma includeva una pratica quotidiana a casa di ca. 30-45 minuti.

Risultati

Una prima fase ha visto la presa in carico del soggetto in seguito a ricovero in terapia intensiva con IOT e VM per grave insufficienza respiratoria secondaria a infezione polmonare (15 giorni) e, dopo estubazione, ciclo di riabilitazione respiratoria (20 giorni).

In 4 mesi di programma incentrati a migliorare la qualità e l’economia del movimento e a incrementare i livelli di forza e resistenza è stato possibile recuperare gradualmente uno stato di forma che ha permesso maggior autonomia nella quotidianità. Il soggetto ha riferito di aver ripreso attività abbandonate circa vent’anni prima.

La seconda fase è cominciata dopo ricovero in terapia intensiva (IOT e VM) in seguito a intervento di emicolectomia; tre settimane di degenza e nuovo ciclo di riabilitazione respiratoria. Al momento della presa in carico utilizzava NIV, ossigenoterapia e bastone. Dispnea per sforzi lievi. (MRC 4)

A 2 mesi non si è più reso necessario l’utilizzo di ossigeno nemmeno sotto sforzo.

A circa 4 mesi di programma motorio e trattamenti fisioterapici atti a decontrarre i muscoli è stato raggiunto un livello di forma fisica superiore a quello prima dell’intervento (MRC 2)

Con questo esempio si vuole incoraggiare la discussione sulle reali potenzialità di recupero, sui possibili limiti indotti al soggetto da una convinzione del professionista su ciò che si può ottenere da un percorso di riabilitazione e rieducazione motoria e sull’utilità di una varietà di tipologie di attività fisica.